Oltre i confini di una sola lingua: la ricchezza del multilinguismo
Nonostante si tenda a considerare il parlare più lingue come una dote eccezionale, la realtà è ben diversa: si stima che oltre la metà della popolazione mondiale sia multilingue. Spesso, la nostra percezione di questa capacità è influenzata dal “prestigio” sociale di una lingua o da criteri sociopolitici arbitrari. Molti, ad esempio, non si considerano bilingui pur parlando correntemente un dialetto e una lingua nazionale, come il sardo e l’italiano.
Cosa significa davvero essere multilingui?
Contrariamente al mito comune, essere bilingui non significa necessariamente parlare due lingue in modo “perfetto” come un madrelingua. A definire lo status di multilingue sono soprattutto la pratica e l’uso quotidiano dei diversi codici linguistici, piuttosto che il livello di competenza assoluto raggiunto.
Le neuroscienze e la linguistica classificano il multilinguismo principalmente in base all’età di acquisizione:
- Bilinguismo precoce: avviene entro i 4 anni e può essere simultaneo (dalla nascita) o consecutivo (dopo il primo anno).
- Bilinguismo consecutivo tardivo: la seconda lingua viene introdotta tra i 4 anni e la pubertà.
- Bilinguismo adulto tardivo: l’apprendimento avviene in età adolescenziale o adulta, quando la plasticità cerebrale è minore.
Non è cosa da piccoli
È importante sapere che, sebbene l’esposizione precoce favorisca una fonologia e una pronuncia migliori, livelli ottimali di competenza possono essere raggiunti a qualsiasi età. Persino negli adulti non sono rari casi di chi raggiunge livelli “nativi”, o fenomeni di “attrito linguistico”, dove la nuova lingua diventa dominante sulla prima.
I vantaggi: non solo parole.
Il multilinguismo non è solo uno strumento di comunicazione, ma una vera palestra per il cervello. I benefici si manifestano in diversi ambiti:
1. Consapevolezza linguistica: i bambini bilingui sviluppano precocemente la capacità di distinguere la forma dal significato, comprendendo che lo stesso concetto può essere espresso in modi diversi.
2. Flessibilità cognitiva: i bilingui mostrano vantaggi in compiti che richiedono di ignorare stimoli irrilevanti, mantenere l’attenzione selettiva e passare rapidamente da un’attività all’altra.
3. Protezione dall’invecchiamento: alcuni studi suggeriscono che questi benefici cognitivi proteggano il cervello durante la terza età dai fenomeni di declino funzionale.
4. Empatia e prospettiva: i bilingui sembrano acquisire circa un anno prima dei monolingui la consapevolezza che esistono punti di vista diversi dal proprio.
Sfatare i pregiudizi
È fondamentale chiarire che il multilinguismo non causa ritardi nello sviluppo del linguaggio. Se un bambino multilingue presenta difficoltà, queste non sono provocate dalle troppe lingue e non è mai necessario ridurle. Piuttosto, è necessario che la valutazione clinica di un bambino multilingue venga fatta con parametri diversi rispetto a quella di un monolingue.
In conclusione, promuovere il multilinguismo significa investire in una risorsa preziosa che arricchisce l’individuo e la società. Non serve aspettare che una lingua sia “stabilizzata” per introdurne un’altra: ogni momento è quello giusto per aprirsi a un nuovo mondo linguistico.
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